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Fino a 24 fu di estrema sinistra. Poi, conobbe Umberto Bossi. E fondò la Lega Nord. Nel 1980 nacque la Lega Lombarda, e fu eletto consigliere a Gallarate. Si laureò in Giurisprudenza e divenne avvocato, consulente e manager legale di importanti aziende internazionali e variegate. Dieci anni dopo, nel 1989, assieme a Bossi, fondò la Lega Nord. Quella che tutti conosciamo. Quella ormai scomparsa. Quella che recherà per sempre il suo nome.

Deputato dal 1992, fu Ministro dell’interno e Vicepresidente del Consiglio dei ministri, per otto mesi, nel 1994, il primo politico della storia repubblicana ad assumere la titolarità del Viminale senza per forza appartenere alla Democrazia Cristiana. Dal 1996, la svolta indipendentista verso la Secessione, contemporanea al ministero del lavoro e delle politiche sociali assunti nel governo Berlusconi II e III.

Nel 2001 l’uccisione del suo amico e confidente Marco Biagi, assassinato dalle Brigate Rosse, nonostante Maroni ne avesse auspicato la tutela. Dal 2008 al 2011 ministro degli Interni, promulgò il Decreto Sicurezza, le pronte risposte alle calunnie di Roberto Saviano, e, nel 2012, il passaggio di testimone da Bossi a lui stesso, che divenne Segretario della Lega Nord: si sarebbe dimesso appena un anno dopo in seguito alle elezioni di Salvini, attualmente in carica. Colui che la Lega l’avrebbe cambiata radicalmente. Estirpandola dalla parola Nord, aprendola al sud e alla sconfitta.

In seguito al disastroso risultato alle nazionali, Maroni aveva espresso la sua totale aderenza alla necessità di un cambio di testimone la potere. Sempre nel 2012 era stato eletto Governatore della Lombardia, rieletto per ben due volte e fattosi promotore del Referendum per l’Autonomia. La sua battaglia per la Secessione, evolutasi in Federalismo, era divenuta simbolo di una politica preparata, colta e mirata. Nel 2018 passò il testimone della Regione Lombardia ad Attilio Fontana, ritirandosi per motivi personali dalla politica.

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Lasciatosi il grande passato in politica alle spalle, Roberto Maroni si dedicò alle sue grandi passioni, la musica (era un musicista professionista) e la vela: nel 2018 compì la traversata atlantica in catamarano con cinque amici. Teneva una rubrica sul Foglio, “I Barbari Foglianti”, una acuta, coincisa e satirica disamina dell’attualità, aveva sostenuto la candidatura di Giorgia Meloni a Premier. Nel 2021 si era ritirato dall’elezione a sindaco di Varese, per motivi personali. Quei motivi erano la malattia, che nessuno (o pochi) conoscevano, e che, alla fine, ha avuto il sopravvento.

Roberto Maroni ci ha lasciati prematuramente a 67 anni, lasciando di sé un vuoto incolmabile, e la figura di un politico colto, preparato e coerente, posato e sempre aperto al dialogo; nonché di una persona da tutti ricordata con commozione, rimpianto e affetto.

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