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Nel 2023 la pubblica amministrazione dell’Unione costerà ai contribuenti 830 milioni di euro in più rispetto all’anno in corso. Questo dice il Bilancio di previsione che Panorama ha visionato. Migliaia di pagine rivelatrici, voce per voce, dei considerevoli aumenti a beneficio degli euroburocrati. Ma che chiaramente graveranno ulteriormente sulle spalle (anche) degli italiani

Da 10 miliardi e mezzo di euro (per l’esattezza 10.620.124.324) a 11 miliardi e mezzo (11.448.802.167). Basta questo dato per capire quanto cresceranno le spese della macchina europea l’anno prossimo. Parliamo infatti dei costi della «pubblica amministrazione europea», e dunque di tutte le varie istituzioni Ue, dal Parlamento alla Commissione passando per il Consiglio, nel 2023 rispetto all’anno che sta per finire. Un incremento di spesa imponente, che ammonta a quasi 830 milioni di euro. È il dato che più risalta dalle migliaia di pagine che compongono i bilanci di previsione Ue e che Panorama ha letto in anteprima.

Scorrendo documenti e file, appare subito chiaro un elemento: da qualunque lato si guardino i conti, nel 2023 la mastodontica macchina europea costerà di più ai cittadini comunitari. A cominciare, manco a dirlo, dagli stipendi degli eurodeputati. Nel 2023 la voce «membri dell’istituzione» vale da sola 226,5 milioni di euro contro i 209,9 milioni riferiti a quest’anno. All’interno del capitolo rientrano ovviamente, tra le altre cose, le indennità dei 705 eletti (che da sole assorbono 85 milioni), ma anche i rimborsi di viaggio (71,6 milioni), e le spese «connesse alle attività parlamentari dei deputati» (altri 43 milioni contro i 39 del 2022). Ma non solo. Affinché agli eletti non manchi proprio nulla, nel portafogli sono conteggiati ulteriori 6,2 milioni per il rimborso delle spese di viaggio se «effettuate nello Stato membro di elezione». Bruxelles, però, non abbandona neanche dopo la fine del mandato. E così ecco le «indennità transitorie» (nel 2023 verranno accantonati 1,2 milioni), destinate – si legge nel corposo bilancio – a coprire le esigenze di «fine mandato di un deputato». Casomai non dovesse trovare lavoro. 

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Nessuno dimentichi, poi, la presidente Roberta Metsola: in bilancio sono iscritti anche 200 mila euro destinati a coprire le indennità forfettarie di soggiorno e di rappresentanza del capo del Parlamento (nel 2022 erano 191 mila). Una cifra che si somma all’indennità standard di cui godono tutti gli eletti, pari a circa 9 mila euro mensili. E in mezzo poi ad assicurazioni, pensioni e chi più ne ha più ne metta, spuntano anche 750 mila euro per «corsi di lingua e informatica». Tanto per non far mancare alcuna attenzione agli eurodeputati.

D’altronde dev’essere estenuante lavorare al Parlamento europeo se soltanto per «missioni e spostamenti del personale fra i tre luoghi di lavoro», e dunque le tre sedi di Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo, sono state previsti per il 2023 costi pari a 23,4 milioni di euro. Accanto a quella degli eletti, d’altronde, a balzare agli occhi c’è la spesa per il personale (l’organico conta 6.825 unità): 780 sono i milioni destinati a pagare funzionari, dirigenti e dipendenti, cui si sommano altri 78,7 milioni per eventuali assunzioni specifiche del segretariato generale o dei gruppi politici, 42,6 milioni per gli agenti di sicurezza, e infine ulteriori 8,2 milioni per pagare gli autisti. Tutti esborsi in costante crescita rispetto al passato.

Interessante, poi, che ci si preoccupi anche di rinsaldare i rapporti umani. Cosa si intende? Il Parlamento europeo destina anche 270 mila euro (nel 2022 erano 265 mila) per le «relazioni sociali tra i membri del personale». Al di fuori della definizione tecnica, si tratta delle sovvenzioni ai club e circoli sportivi e culturali del personale, nonché per «contribuire al costo di una struttura permanente d’incontro (per attività culturali, sportive, ricreative, di ristorazione) da utilizzare nel tempo libero». Per tenersi in forma e scampare alla routine della vita nelle istituzioni. Nessuno dimentichi, poi, gli ex parlamentari: nel plafond delle uscite sono iscritti anche altri 280 mila euro destinati a finanziare i costi di riunione della «Associazione degli ex deputati del Parlamento europeo». 

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Al di là delle risorse umane, però, imponenti sono anche i costi di gestione. Il solo mantenimento delle tre sedi pesa sui conti una cifra pari a 135 milioni di euro, cui si aggiungono ulteriori 19 milioni per saldare affitti vari, che lasciano quantomeno interdetti considerando che il patrimonio immobiliare del solo Parlamento è pari a 1,2 miliardi di euro. E non che le altre istituzioni siano da meno. La Commissione, che detiene il potere esecutivo in Ue, conta 34 sedi a Bruxelles più 5 a Strasburgo, e altre 14 in altre città europee. E anche in questo caso i conti sono piuttosto singolari: al cospetto di un patrimonio immobiliare per la Commissione pari a 1,3 miliardi di euro, per il 2022 sono stati stanziati per «acquisto o locazione di immobili» circa 200 milioni. Una cifra giustificata, però, dal personale che lavora all’interno delle istituzioni. Parliamo, in totale, di 23.399 persone tra «posti permanenti» e «posti temporanei».

Ma a proposito di Commissione europea, quanto ci costano i commissari capitanati da Ursula von der Leyen? Un occhio della testa. Scorrendo i capitoli di spesa, infatti, scopriamo che alla voce «Stipendi, indennità e assegni fissi legati agli stipendi dei membri dell’istituzione» sono stati stanziati 11,4 milioni di euro contro i 10,6 del 2022. Una cifra a dir poco clamorosa considerando che sono 27 i commissari: un aumento di 30 mila euro cadauno. A ben vedere lo stanziamento servirà praticamente a ogni necessità, anche remota. Nella documentazione, infatti, c’è scritto che la voce di spesa coprirà non solo «gli stipendi base dei membri della Commissione», ma anche «le indennità di residenza dei membri», «gli assegni di famiglia», «l’assegno per figlio a carico», «l’indennità scolastica». E già che ci siamo pure un’ulteriore indennità «di rappresentanza» e anche un eventuale assegno «per la nascita di un figlio». Non sia mai che poi il commissario, in ristrettezze, non riesca a mantenerlo.

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A chiudere il quadro, ovviamente, ci sono le maxi-pensioni. Tanto si parla del vitalizio spettante agli ex parlamentari in Italia, ma sempre troppo poco invece si ragiona di quanto intaschi chi è stato commissario o europarlamentare. Il totale è impressionante: 2,3 miliardi di euro. Nel computo, ovviamente, rientrano non solo ex politici, ma anche funzionari, dirigenti e dipendenti. E se volessimo estrarre i soli eletti, compresi anche gli ex componenti di Corte dei conti e di giustizia? La cifra resta piuttosto alta: 46,9 milioni contro i 38,8 del 2022. Proviamo allora a scorporare le varie voci. Nel 2023 le soli pensioni per gli ex europarlamentari costeranno 14,2 milioni (nel 2021 erano 11,3). Curioso è anche il caso del Consiglio europeo: considerando che è formato dai vari capi di Stato e di governo dei Paesi membri, bisogna versare la pensione solo agli ex presidenti ed ex segretari generali. Eppure la cifra resta ragguardevole: 750 mila euro. Per gli ex commissari, invece, prevista una spesa di 8,7 milioni per il 2023. 

La vera sorpresa è comunque un’altra: l’esborso maggiore per i «vitalizi» non è per i parlamentari, bensì per i giudici. Le pensioni degli ex membri della Corte di giustizia europea il prossimo anno costeranno 15,9 milioni di euro. Nel 2022, da bilancio di previsione, sono costate «solo» 12,9. Un aumento di tre milioni di euro tondi.

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