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Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari afferma che le armi trasferite dall’Occidente al governo ucraino hanno iniziato a proliferare nella regione dell’Africa occidentale.

Una dichiarazione ufficiale pubblicata sul sito web dell’ufficio della presidenza nigeriana afferma che il presidente Buhari «ha sollecitato una maggiore vigilanza e un rafforzamento della sicurezza attorno ai confini, richiamando l’attenzione sull’aumento del numero di armi, munizioni e altre armi dalla guerra tra Russia e Ucraina nel bacino del lago Ciad».

Si tratta dell’ennesima conferma, stavolta con l’ufficialità di un ufficio della presidenza di un Paese sovrano, del fatto che le armi destinate alle forze ucraine stanno uscendo dal Paese in gran numero, potenzialmente destabilizzando intere regioni.

La zona di cui parla il presidente nigeriano ha già problemi i suo. «Purtroppo, la situazione nel Sahel e la furiosa guerra in Ucraina rappresentano le principali fonti di armi e combattenti che rafforzano le fila dei terroristi nella regione del Lago Ciad. Una parte sostanziale delle armi e delle munizioni procurate per fare la guerra in Libia continua a farsi strada nella regione del Lago Ciad e in altre parti del Sahel» ha detto Buhari.

«Anche le armi utilizzate per la guerra in Ucraina e in Russia stanno iniziando a filtrare nella regione» ha dichiarato il presidente.

«Questo movimento illegale di armi nella regione ha accresciuto la proliferazione di armi leggere e di piccolo calibro che continua a minacciare la nostra pace e sicurezza collettiva nella regione. C’è, quindi, l’urgente necessità di azioni collaborative rapide da parte delle nostre agenzie di controllo delle frontiere e altri servizi di sicurezza per fermare la circolazione di tutte le armi illegali nella regione».

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Come riportato da Renovatio 21, questa estate era emerso come il canale TV americano CBS News ha curiosamente cancellato un documentario in cui diceva di aver scoperto come solo il «30%» dell’assistenza militare inviata in Ucraina dai Paesi occidentali durante i primi mesi del conflitto con la Russia fosse effettivamente arrivata al fronte

Lo stesso Pentagono mesi fa aveva ammesso di non avere idea di che fine facessero le armi una volta varcato il confine, con la certezza che in parte finiscano al mercato nero. Il ramo arabo della testata russa Sputnik aveva in seguito scoperto che grandi quantità di armi americane regalate a Kiev sono ora sul Dark Web, spedite a chiunque le possa pagare con sofisticati sistemi di container cargo.

Armamenti americani destinati agli ucraini erano spuntati fuori in Siria, nella zona ancora turbolenta, e infestata di terroristi islamisti, di Idlib.

La portavoce degli Esteri del Cremlino Maria Zakharova ha preconizzato come le armi occidentali regalate agli ucraini finiranno nelle mani dei terroristi operanti in Europa.

La stessa Europol ha dichiarato che le armi spedite in Ucraina come «aiuti» saranno da gruppi criminali nel prossimo futuro.

Lo scorso mese era emerso come l’Unità di Intelligence per il Crimine Organizzato Unit del Dipartimento Nazionale di Indagini finlandese (Keskusrikospoliisi, KRP) avesse dichiarato come previsione di Europol sarebbe già sia realtà in Finlandia, con le armi «ucraine» finite nelle mani della criminalità organizzata finnica.

La domanda da farsi, a questo punto, e cosa stanno facendo anche le altre criminalità organizzate europee, da quelle balcaniche a quelle italiane: parte dei carichi di armi dei Paesi NATO per Kiev finiranno anche a Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita?

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Oppure queste armi verranno da noi a fine conflitto assieme agli stessi ucraini?

Renovatio 21 mesi addietro ha preconizzato la possibilità della creazione di una «zona di barbarie» estesa a tutta l’Europa con veterani nazisti ucraini armati fino ai denti a farla da padroni.

Un esempio ulteriore dell’Europa erbivora, bovina: passiva e sottomessa, stupida e accidiosa.

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